Parrocchia di San Marco Evangelista

PARROCCHIA DI SAN MARCO EVANGELISTA
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5 aprile2020
DOMENICA DELLE PALME


INGRESSO DI GESU'
A GERUSALEMME
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Riflessione di don Giancarlo Gasperin per domenica 5 aprile 2020


Cari amici,
qual è il significato della domenica delle Palme e della Passione del Signore?
Per prima cosa, le Palme… Gesù entra in Gerusalemme, pochi giorni prima della Pasqua, e la gente gli fa festa. Gesù arriva sul dorso di un’asina e di un puledro. Sarebbe come se oggi uno arrivasse a una manifestazione a bordo di una Fiat 600. Noi, saremmo capaci di dargli un po’ di credito? Temo di no. Anche la forma, infatti, è sostanza… Se non ti procuri una bella macchina, vuol dire che sotto sotto l’incontro ti interessa ben poco… Oppure… Anche con quel particolare vuoi lanciare un messaggio. Il messaggio secondo cui tu sei un personaggio diverso  da tutti gli altri… Un personaggio vicino ai poveri e agli esclusi… Un personaggio in qualche modo già identificato dalle profezie del passato… è stato proprio questo il messaggio lanciato da Gesù. Lui ha voluto aiutare la gente a farsi identificare con il Messia atteso da Israele. Proprio i profeti, infatti, avevano lasciato l’indizio secondo cui il Messia d’Israele non sarebbe stato un re trionfante, ma qualcuno di umile e semplice, vicino alla sua gente. E in effetti, chi accoglie Gesù alla domenica delle Palme non sono i VIPs di Gerusalemme, i ricchi, i potenti, gli altolocati, ma sono i più umili: i poveri, le donne, i bambini… Tutto questo ci dice che anche noi nei giudizi che diamo sulle persone dobbiamo essere un po’ avveduti. Per prima cosa, guai a giudicare le cose dall’apparenza. Secondo, cercare di mantenere sempre un cuore semplice e puro, perché solo i piccoli sono capaci davvero di vedere in profondità e di accogliere il Signore…
La seconda anta del dittico di questa domenica presenta la Passione… Anche qui mi sforzo di attualizzare… Chi si può nascondere dietro ai numerosi personaggi?
Giuda probabilmente rappresenta il disilluso. Colui che, proprio come gli altri apostoli, è stato tanto amato dal Signore, ma poi lo ha trovato troppo “diverso” dalla sua idea di Messia. Quel Messia avrebbe sicuramente perso… E allora tanto vale passare dalla parte dei probabili vincitori, e ricavarci anche un gruzzoletto… Oggi Giuda è rappresentato da chi è partito con grandi ideali, ma poi si è ripiegato alla sicurezza che viene dal denaro.
Gli apostoli. Qua ci siamo dentro noi, come cristiani. Il Signore ci ha assegnato un ruolo di privilegio dentro all’umanità. Ci ha colmati del suo amore in modo sovrabbondante. E noi spesso lo abbiamo tradito andando in cerca del successo, del potere, della sicurezza economica. Invece dovevamo stare con lui, e accettare anche l’idea di una chiesa povera e per i poveri, emarginata e per gli emarginati. Così spesso sul più bello ci siamo dileguati. E, ancora prima di svicolare, abbiamo preferito il sonno a quello che lui ci chiedeva di più: la preghiera.
Caifa, Anna, Pilato. Sono i potenti, impegnati a conservare il loro potere. Una casta che non accetta di essere messa in discussione. E non si tratta solo dei politici. Si tratta anche di ciascuno di noi, quando vogliamo far valere il fatto che “siamo arrivati prima” e non ci lasciamo mettere alla prova dentro una serena graduatoria di merito. Penso ad esempio a certi baroni della sanità, dell’università, della giustizia, delle forze dell’ordine…
Pietro rappresenta tutti coloro che si sono accorti di aver sbagliato. Penso a tante persone in carcere, o anche a quelle che si guardano indietro e riconoscono che come studenti, come professionisti, come mariti, come mogli, come genitori, hanno fallito. Ebbene, se dentro di loro ci sono le lacrime del pentimento, hanno già le risorse per poter ripartire, perché il perdono arriverà sicuro…
I soldati. Sono le tante “bestie umane” che attraversano anche la nostra società. Loro non pensano. Semplicemente, seguono il loro istinto. Non si fanno problemi a scatenare la loro violenza sul più debole. Il problema è che sono loro le prime vittime. Sono vittime, perché non sono stati educati come si deve. Sono vittime, perché c’è sempre qualcuno pronto a sfruttarli, pagandoli con il soddisfacimento della loro fame di appetiti molto materiali. Anche il consumatore medio rischia di rientrare in questa categoria.
Simone di Cirene. Rappresenta colui che si dedica al bene, magari anche per forza, magari anche controvoglia. Quante persone nella nostra società lavorano con onestà e impegno, e così contribuiscono al benessere di tutti. E molto spesso si tratta di persone non praticanti, non cristiane, o addirittura atee. Il loro sforzo è anch’esso capace di favorire la crescita del Regno di Dio. In questi giorni le vediamo rappresentate soprattutto dagli operatori sanitari.
Le donne. Oggi le donne sono i più deboli. Quanti subiscono violenza. Quanti hanno poca salute. Quanti non riescono ad esprimersi. Quanti stanno soffrendo, magari in silenzio. La loro attesa e la loro speranza però saranno ripagate. Accanto alle donne mettiamo anche Giuseppe d’Arimatea, colui che pur essendo uomo ricco ha iniziato un cammino di conversione, ed ora a costo di guadagnarsi l’antipatia dei potenti si fa riconsegnare il corpo di Gesù. In lui vediamo il bene che non tramonta neanche nella notte più buia.
E poi c’è Gesù. Dov’è, oggi, Gesù? Gesù è in coloro che vengono traditi. È in coloro che non smettono di amare neppure quando subiscono ingiustizie. È in coloro che si mettono al servizio degli altri, ostinatamente, fino alla fine. Anzi, anche al di là della fine. È in coloro che vedono davanti a sé solo un futuro nero, ma non smettono di confidare nel Padre. È in coloro che, di fronte alla menzogna, reagiscono con la dolcezza e anche con il silenzio, ma che al tempo opportuno tirano fuori la verità, anche se suona scandalosa e compromettente. È in coloro che, pur essendo giusti, sono puniti con i delinquenti. È in coloro che vengono torturati e trattati come delle cose. È in coloro che soffrono, per qualsiasi motivo. È in coloro che non sono capiti e che sono colpiti dalla ironia più bruciante. È in coloro che, con la preghiera sulle labbra, si arrendono al limite umano della morte. È in coloro che attendono la risurrezione, la vita, la giustizia.
Ecco, potremmo dire che nella Passione ci siamo dentro tutti. Quando pecchiamo e siamo schiavi delle passioni, siamo come gli apostoli, i sommi sacerdoti, la folla, Pilato, i soldati. Quando proviamo un sussulto di umanità, siamo come il Cireneo, le donne, Giuseppe d’Arimatea. Quando soffriamo ingiustamente e resistiamo amando, siamo come Gesù.
Ma c’è un personaggio che il Vangelo non nomina. E forse è quello più inquietante. Si tratta dell’indifferente. Si tratta di colui che, pur trovandosi a Gerusalemme, ha continuato a svolgere i suoi affari, e non si è schierato né da una parte né dall’altra. Perché scomodarsi per un profeta? Perché sentirsi convocato da un processo e da una condanna a morte? Ecco, anche nell’indifferente possiamo esserci tutti noi, ogni volta che le nostre giornate passano ignorando il nostro essere figli del Padre, il nostro essere in comunione con Gesù, nello Spirito Santo.
L’indifferente è fuori dalla Passione. In questo, forse, ha un guadagno. Ma poi, resta fuori anche dalla Pasqua. Questo, però, rischia di essere una perdita irrimediabile. Senza Pasqua, infatti, non c’è vita in pienezza. E allora in questa domenica delle Palme ci auguriamo e preghiamo di poter essere anche noi sul palcoscenico della Passione. Se ci saremo, il Signore avrà una Pasqua anche per noi…


Il Vangelo di questa quinta domenica di Quaresima è quello della Risurrezione di Lazzaro, il fratello di Marta e Maria di Betania. Lazzaro è malato e rischia di morire. Allora Marta e Maria pregano Gesù di venire a salvare il loro fratello. Ma Gesù indugia. Lascia che Lazzaro vada incontro alla morte. Quando poi giunge sul posto, dialoga con Marta, e la conduce a comprendere questa verità a proposito di sé stesso: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno”.  Con questo, Gesù vuol sottolineare che non c’è niente che possa separarci da lui, neppure la morte terrena. E siccome lui è la fonte originaria della nostra felicità, per noi la felicità non è mai negata, neppure quando l’oggetto del nostro desiderio spontaneo sembra venire meno. Poi Gesù darà un segno che lui è veramente il Signore della vita facendo risorgere Lazzaro. Ma questo segno è secondario: quello che conta è che chi crede in Gesù ha la vita eterna, ovvero è sempre in contatto visivo con la propria felicità.
Proviamo a spiegarlo in altre parole. Marta e Maria desiderano la felicità, e immaginano che la loro strada verso la felicità passi attraverso la guarigione di Lazzaro. Ma Lazzaro muore. Dunque sembra che per Marta e Maria (e Lazzaro) la felicità non sia più possibile. Ma arriva Gesù. Egli sottolinea che è lui la via verso la felicità. Chi crede in lui, anche se muore (oppure se vede morire il proprio desiderio personale) vivrà. E Gesù conferma questo suo potere concedendo subito a Lazzaro la risurrezione terrena.
Dobbiamo ammettere che anche a noi spesso capita così. Immaginiamo che la nostra felicità passi attraverso qualcosa che chiediamo insistentemente a Dio: il più delle volte è la salute, ma altre volte può essere anche la famiglia, gli affetti, la casa, l’automobile, il lavoro, i soldi, lo studio, la politica, lo sport, la cultura. Poi succede che uno di questi punti ci è negato in maniera seria. E allora, cosa dobbiamo pensare? Che non potremo mai più essere felici? No! La via della felicità non consiste nel percorrere le strade normali, che sono quelle normalmente desiderate da noi, ma nel fidarci di Gesù. Egli ci conduce verso la nostra felicità, anche se lo fa per strade strane, per noi impreviste e forse anche faticose. Anche per Gesù stesso è stato così: egli desiderava ardentemente tornare al Padre, e aderire alla volontà di Dio, ma ha potuto farlo solo accettando la via della Croce. In tutto questo, si è fidato del Padre stesso.
L’applicazione alla situazione di emergenza sanitaria che stiamo vivendo è fin troppo facile. Noi ci aspettavamo di raggiungere la felicità attraverso una società forte, ricca di salute, ricca di libertà e con un PIL in continua crescita. La realtà però ci ha ridimensionato di brutto. E allora forse che non possiamo essere più felici? Certo che no! Anche se un certo schema di mondo sta morendo, noi possiamo ancora essere felici se facciamo posto al Signore della Vita, Gesù nostro salvatore! Il tempo che abbiamo a disposizione nei prossimi giorni aiuti ciascuno di noi a individuare come riconoscere a Gesù Cristo questo suo ruolo essenziale e insostituibile: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno”.

Don Giancarlo




Le attività parrocchiali sono sospese almeno fino al 13 aprile 2020.
Unica eccezione, alcune celebrazioni che si tengono in chiesa alla presenza di 4-5 persone, quelle indispensabili a concretizzare i riti, in ottemperanza ai decreti ministeriali.
Trovate l'elenco di tali celebrazioni sul foglietto parrocchiale qui pubblicato. Coloro che partecipano svolgono anche un ruolo di "rappresentanza". Se volete, in contemporanea potete seguire da casa le celebrazioni del Vescovo Renato, trasmesse su Telebelluno.

Nel caso in cui le autorità pubbliche permettessero un rientro alla normalità, sarete prontamente informati.
Chiedo di continuare con la preghiera in famiglia.
Vi assicuro un ricordo nelle mie preghiere e nelle celebrazioni eucaristiche a cui partecipo, in forma privata.


Mercoledì 8 aprile2020, alle ore 20.30
dall'altare della Madonna della Salute della Chiesa di Mugnai
diretta YOUTUBE  (canale "Giancarlo Gasperin") del Santo Rosario.







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